Quando si parla di stress e quando di burnout? · venerdì, 30 luglio 2021

Burnout-Experte Erich ScheibliEsperto di burnout Erich Scheibli

Il ritmo richiesto, i requisiti e l’intensità del lavoro sono sempre più elevati: le conseguenze possono essere burnout e depressione. Secondo Promozione Salute Svizzera, lo stress distrugge annualmente prestazioni per un valore di circa 7,6 miliardi di franchi. L’esperto di burnout Erich Scheibli ci parla dei primi segnali e delle misure preventive.


Signor Scheibli, la pressione nel mondo del lavoro è in crescita, anche nel settore dell’auto. Le risorse dei collaboratori, però, sono sempre le stesse. Questo squilibrio è un fenomeno dei tempi moderni?

Erich Scheibli, membro del comitato del Gruppo svizzero di esperti sul burnout SEB e direttore del Care Management dell’assicurazione malattie Swica:

Proprio così. La crescita della nostra economia si deve, tra le altre cose, anche a una maggiore produttività che aumenta la pressione sulle risorse dei collaboratori. È quindi ancora più importante utilizzare queste risorse nel modo più mirato possibile e ottimizzare continuamente i processi. Sicuramente la digitalizzazione ha un ruolo importante. Ma credo che team motivati e ben rodati contribuiscano in egual misura a una migliore produttività. Per questo occorre mettere rivedere le culture dirigenziali delle aziende e adattarle ai tempi sempre più complessi e rapidi.

Quando si parla di «semplice» stress e quando di burnout?

Lo stress lo conosciamo tutti, fa parte della nostra vita. Se i livelli di stress restano alti per un periodo di tempo più lungo, un processo permanente può dare vita a una situazione di rischio acuto, per cui lo stress si trasforma facilmente in burnout. I possibili rischi sono danni al nostro sistema nervoso, depressione da esaurimento o anche disturbo d’ansia. Le persone colpite da burnout dovrebbero rivolgersi al più presto a un medico.

Come si riconosce un principio di burnout?

Inizialmente il burnout viene riconosciuto dalle persone che vivono attorno al soggetto interessato e non da quest’ultimo. Normalmente quest’individuo ha una percezione negativa di ciò che lo circonda. Reagisce con scatti d’ira e sembra sempre più sensibile. Spesso rifugge i contatti sociali. È importante che l’ambiente professionale o privato volga lo sguardo alla persona in questione, la «prenda per mano» e la motivi a rivolgersi al più presto a un medico o a uno specialista.

Quali misure potrebbero adottare le aziende per tutelare i propri collaboratori da una condizione di esaurimento cronico?

Il tema «salute dei collaboratori» e la correlata gestione aziendale della salute devono essere elementi fortemente ancorati nell’azienda. A tale scopo, la nostra assicurazione malattie propone diverse offerte di supporto. Allo stesso tempo è necessaria una cultura dirigenziale trasparente e orientata alla soluzione. Prendiamo l’esempio dei conflitti che fanno parte del nostro quotidiano lavorativo e richiedono l’attenzione di dirigenti e collaboratori. I conflitti che non vengono risolti e si trascinano nel tempo possono far scatenare un burnout. D’altra parte, la prevenzione del burnout non spetta solo al datore di lavoro. Anche i collaboratori devono prendersi cura della propria salute, assicurarsi di riposare in modo adeguato e raggiungere un equilibrio tra lavoro e sfera privata.

I dirigenti sono particolarmente colpiti dal burnout. Spesso non ne riconoscono i segnali o non osano chiedere aiuto. Cosa possono fare queste persone?

Per i dirigenti la situazione è effettivamente più delicata. Non osano tirare fuori il problema con i loro superiori diretti. In ambito aziendale il burnout continua ad essere considerato una debolezza e un fallimento. Le aziende possono offrire ai propri collaboratori una consulenza dedicata esterna. Questo servizio può fornire un aiuto rapido e anonimo in caso di bisogno.

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